Call for contributions (Miscellanea internazionale multidisciplinare): Rhaeti&Co. Nuovi dati multidisciplinari sulla questione tirrenica – Retico ed etrusco

Online Round Table, 24th September 2021

A seguito dell’identificazione, negli ultimi 30 anni, di una nuova lingua appartenente alla famiglia linguistica tirrenica, il retico, e a seguito dell’attenzione data in diverse pubblicazioni (Rix 1998; de Simone 2009; de Simone Marchesini 2013) alle tre lingue di questa famiglia linguistica, è sorto un rinnovato interesse e una rianalisi delle relazioni tra i popoli dell’Italia centrale, settentrionale e dell’Egeo settentrionale.

Alla famiglia linguistica tirrenica sono legate tre lingue non indoeuropee: l’etrusco, il retico e la lingua nota dalle iscrizioni dell’isola di Lemnos. Le tre lingue sono strettamente correlate, presentando caratteristiche di reciproco rapporto relativo/cronologico. L’etrusco e il Lemniano presentano maggiori somiglianze rispetto all’etrusco e al retico. Il retico rappresenta una fase più arcaica rispetto all’etrusco. Le tre lingue hanno tratti linguistici comuni a livello fonologico, morfologico e onomastico. Il lessico mostra più corrispondenze tra etrusco e lemniano che tra retico ed etrusco.

Le tre lingue sono diversamente rappresentate nei documenti, in quanto l’etrusco è attestato dal VII al I sec. a.C. da circa 11.000 iscrizioni, il retico dalla fine del VII al II sec. a.C. da circa 350 iscrizioni e il lemniano da poche iscrizioni datate al VI sec. a.C., tra cui la nota Stele di Lemnos.

L’antroponimia ha sorprendentemente registrato radici comuni tra retico ed etrusco (Marchesini 2020), presentando così tracce fossilizzate di un lessico comune che si riflette nei nomi personali dal momento che, notoriamente, quasi tutti i nomi personali trovano la loro origine (sincronica) nel lessico.

L’etrusco presenta caratteristiche di innovazione rispetto al retico: nel sistema onomastico, nell’introduzione del “Motion-suffix” – cioè la creazione di nomi personali femminili da quelli maschili – e, nel V secolo, la caratteristica fonologica e di stress della sincope delle sillabe post toniche, che permette di dividere le registrazioni linguistiche etrusche in due fasi principali: arcaica (VII-V) e recente (IV-I a.C.).

Alcune fonti letterarie (Tito Livio, Plinio il Vecchio, Pompeo Trogo) stabiliscono un legame genealogico tra Reti ed Etruschi, sostenendo che i Reti erano Etruschi ritiratisi sulle Alpi al seguito del loro capo Raeto mentre i Celti si diffondevano nella Pianura Padana. Livio (V, 33,5 e 11) descrive inoltre una somiglianza nelle due lingue, anche se i due popoli differiscono sostanzialmente in altri aspetti. Solo il suono della lingua (sonus linguae) si è conservato, anche se non pulito (nec eum incorruptum).

Una cronologia relativa e uno “Stammbaum” linguistico dei tre rami della famiglia tirrenica è stato recentemente proposto da Marchesini (2013). Se si considera la “distanza” linguistica tra le tre lingue, sembra che una prima scissione debba aver interessato l’etrusco e il retico in epoca preistorica, mentre una seconda deve aver riguardato successivamente la separazione tra Lemniano ed Etrusco.

L’evidenza di cui sopra richiede una rilettura di tutti i dati delle varie discipline finora emerse e riguarda la cosiddetta “etnogenesi etrusca”. Poiché gli Etruschi rappresentano un’entità “etnica” considerevole nel quadro dello scenario protostorico europeo, la loro etnogenesi coinvolge il rapporto con gli altri popoli presenti in Italia e la sequenza del loro insediamento nella Penisola.

Il “quando” e il “come” della diffusione della famiglia del Tyrsenic comporta considerazioni su larga scala nella ricostruzione della Paleo-Europa. Ciò è tanto più vero in quanto le diverse discipline hanno prodotto finora risultati diversi. La genetica delle popolazioni, l’archeologia, la storia e la linguistica offrono soluzioni parziali o messe in discussione, mentre la cospicua letteratura pubblicata su questo tema rivela un interesse senza tempo per l’argomento.

I recenti risultati ottenuti con l’aDNA sulla mobilità e l’apporto genetico in Europa dalle aree anatolico/levantine nel primo Neolitico e nelle steppe intorno al 3000 a.C. hanno riportato in discussione i tempi e i modi della diffusione delle lingue indoeuropee. In effetti, la ricerca sull’aDNA nell’Europa centrale mediterranea non è stata finora abbastanza ampia da fornire prove chiare se l’impatto dell’aDNA derivato dalle steppe sia stato qui così intenso come nell’Europa centrale e settentrionale. Ci sono indizi che una complessa interazione tra comunità legate al Mediterraneo e antenati di origine steppica abbia portato all’età storica comunità di cui conosciamo le lingue scritte.

Qualsiasi discussione sull’aDNA e sulle lingue dovrebbe considerare anche le interrelazioni con la cultura materiale e la continuità dei fenomeni socioculturali, e quindi coinvolgere gli archeologi. Anche se la cultura materiale non è la stessa cosa delle persone, il cambiamento genetico non è la stessa cosa della sostituzione delle popolazioni e la lingua non è la stessa cosa della discendenza delle comunità, tutti questi fattori devono essere adeguatamente considerati per una corretta comprensione della storia passata delle comunità umane. Nel caso delle lingue reto-etrusco-lemanne (tirreniche), la continuità e la discontinuità della cultura materiale e degli aspetti sociali e la composizione genetica delle popolazioni dovrebbero quindi far parte della discussione, ciascuna nei termini delle proprie basi metodologiche e teoriche.

Un gruppo di linguisti, archeologi e genetisti italiani desidera condividere le proprie opinioni su questo nuovo quadro emergente con colleghi, genetisti, storici e altri archeologi e linguisti. La discussione si terrà sotto forma di tavola rotonda il 24 settembre 2021 in videoconferenza. Dopo un breve contributo e una dichiarazione di ogni partecipante coinvolto sul tema, seguirà una discussione più generale sulle possibili strategie di ulteriori indagini.

Enti Promotori
Alteritas, Sapienza Università di Roma, Università di Roma “Tor Vergata”.

Comitato Scientifico
Simona Marchesini (Alteritas Verona)

Alessandro Vanzetti (Sapienza Università di Roma)

Luca Zaghetto (Alteritas Verona)

Relatori invitati:

Enrico Benelli, CNR (A)

David Caramelli e Cosimo Post, Università di Firenze (G)

Gian Franco Chiai, Freie Universität Berlin e Università del Nord-Est di Changun (H)

Ivo Hajnal, Università di Innsbruck (L)

Kristian Kristiansen, Università di Göteborg (A)

Franco Marzatico, Soprintendenza dei Beni Culturali della Provincia di Trento (A)

Elvira Migliario, Università di Trento (H)

Mara Migliavacca, Università di Verona (A)

Paolo Poccetti, Università di Roma Tor Vergata (L)

 

È in corso la pubblicazione della miscellanea multidisciplinare basata sugli interventi della conferenza. L’opera sarà pubblicata come e-book open access dotato di ISBN, valutazione con sistema del “doppio cieco”e DOI.

Call for contributions